Kinesiologia Parte IV

Siamo giunti all’ultima parte, ma la kinesiologia non si ferma qui, ha tante applicazioni e può aiutare in tante occasioni, per provare bisogna solo essere di mente aperta.

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Individuato il circuito, quindi il tipo di squilibrio, esistono varie tecniche da poter applicare, alcune sono specifiche per problemi strutturali, altre si applicano a problemi emotivi, oppure legati alla nutrizione; fortunatamente ci vengono in aiuto le antiche discipline orientali con i “mudra”, particolari posizioni delle mani e delle dita, che verificano il circuito formato da noi e dal ricevente. Anche in questo caso il muscolo indicatore (M.I.) che si scarica su un gruppo di tecniche, in seguito su una tecnica di quel gruppo, ci indica che è proprio quello il riequilibrio necessario alla persona in quel momento.

Dato che una persona, nella sua globalità difficilmente ha un disequilibrio che non incide, magari in minima parte, sul suo lato emotivo, è fondamentale iniziare l’incontro parlando approfonditamente del motivo che la porta a noi e per la cui risoluzione andremo a definire il “traguardo” (o una serie successiva di traguardi). Ci rendiamo conto che il traguardo è valido, quando facendolo formulare al ricevente e testandolo sul M.I. quest’ultimo si scarica. Se il M.I. non si scarica, quel traguardo non è formulato bene, oppure non è la risoluzione di cui ha bisogno la persona, in quanto il traguardo è un obiettivo positivo che la persona che si sta riequilibrando si propone di raggiungere, ma che fino a questo momento non ha raggiunto a causa dei blocchi energetici dovuti allo stress ad esso associato.

Di fatto, con le tecniche di riequilibrio noi possiamo gestire molti e differenti problemi, alleviamento del dolore, alleviamento dello stress emotivo, individuazione di intolleranze alimentari e individuazione degli integratori, lavorare su traumi e cicatrici anche di vecchia data, che sia lavoro sul circuito neurolinfatico, o su un altro circuito sarà il corpo del ricevente con le sue risposte ad indicarci la strada anche se tutto ciò visto da “profano” può sembrare incredibile, che stiamo operando una magia… Potremmo dire che non c’è nulla di magico, per parafrasare il dr. Thie è “il corpo che lavora così, noi facciamo in questa maniera perché è così che esso funziona”, a noi resta il compito di imparare ad applicare le tecniche apprendendo dai nostri riceventi la corretta interpretazione delle risposte, che variano da persona a persona. Ci resta la consapevolezza che ogni volta si crea un rapporto di solidarietà e comprensione con chi ci si rivolge, non tralasciando il piacere di aver aiutato qualcuno a superare un ostacolo.

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